I consigli di uno scrittore ai maturandi

Cari ragazzi, alcuni accorgimenti per affrontare il tema.
Innanzitutto, attenzione al foglio protocollo. Per essere sicuri di iniziare a scrivere dalla pagina giusta, dovete collocarlo con il dorso verso sinistra e l’apertura a destra. Il che vuol dire che per aprirlo dovete far compiere alla pagina superiore una rotazione verso sinistra. Se ciò avviene, avete la prova che state iniziando a scrivere dalla pagina giusta.
Poi, la penna. È bene scrivere tutto il tema di uno stesso colore. Per cui può essere utile portare due penne dello stesso colore, in modo da usare la seconda qualora la prima si consumi. Blu o nera è indifferente, di solito accettano entrambe. Tendenzialmente il nero rimanda al rigore intellettuale, il blu all’afflato creativo. Il mio consiglio è di buttarvi sul blu, così se scrivete qualche cazzata la fate passare per un empito di creatività.
La puntualità: è importante. Le commissioni tendono a non vedere di buon occhio chi si presenta con forti ritardi. Qualora questo dovesse succedere, portate con voi un casco e dite che non vi è partito il motorino. Non vi assicuro nulla, ma a volte funziona.
Vestitevi con abiti leggeri. È presumibile che all’esame farà caldo. Assolutamente da evitare la lana, da ridurre al minimo i tessuti sintetici, bene il cotone, ottimo il lino.
Mangiate tanta frutta e tanta verdura e bevete molta acqua.

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Anche gli afasici a volte bestemmiano

“Nel caso, non raro, in cui gli afasici motori abbiano a disposizione, oltre al “sì” e al “no”, anche un altro resto linguistico, che corrisponderebbe, di solito, a una prestazione linguistica a alto livello, non di rado, questo resto linguistico consiste in una bestemmia (Sacré nom de Dieu, Goddam, ecc.) e Huhlings Jackson determina che, anche in stato di salute, questa bestemmia è appartenuta al linguaggio emozionale e non a quello intellettuale”.

Sigmund Freud, Come intendere le afasie (1891)

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Freud ruttava

“Presi la prima volta 0,05 grammi di cocainum muriaticum in soluzione acquosa all’1%, durante una leggera indisposizione provocata da affaticamento. Questa soluzione è abbastanza densa, un po’ opalescente, di uno strano odore aromatico. Suscita una sensazione di gusto dapprima amaro, che passa in una serie di sensazioni aromatiche molto piacevoli. Il sale di cocaina asciutto ha lo stesso odore e lo stesso sapore in misura più forte.

Pochi minuti dopo l’assunzione, si stabiliscono un’improvvisa schiarita e un senso di leggerezza. Inoltre, si sentono le labbra e il palato stopposi, poi una sensazione di calore nelle stesse posizioni e, se si beve acqua fredda, la si sente calda alle labbra e fredda all’esofago. Altre volte, prevale una piacevole freschezza in bocca e alla faringe.

In questa prima ricerca, comparve un breve stadio con effetti tossici che, più tardi, mancava. Il respiro diveniva più lento e profondo, mi sentivo fiacco e assonnato, dovevo sbadigliare spesso e mi trovavo un po’ stordito. Dopo pochi minuti, incominciava la vera e propria euforia da cocaina, introdotta da ripetuti rutti distensivi”.

Sigmund Freud, Sulla coca (1884)

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In Italia le regole si rispettano

In una società liquida nella quale le identità sono sfumate e mutevoli, il fato trova modi sempre nuovi per assegnare ruoli, dimostrando grande inventiva.
Stamattina sul treno è accaduto un fatto che ultimamente è piuttosto frequente. Il capotreno stava facendo il suo solito giro di controllo e a un certo punto è arrivato a un viaggiatore che non aveva il biglietto. È nata una discussione piuttosto accesa, perché il viaggiatore rifiutava di scendere e non aveva documenti con sé. Allora il controllore si è lanciato nel corridoio del treno chiedendo ad alta voce: “C’è qualcuno delle forze dell’ordine?”
Succede spesso, in queste situazioni, e solitamente il controllore trova qualcuno che fa al caso suo. Ma stamattina sul treno nessun passeggero apparteneva alle forze dell’ordine. Il controllore, però, non si è perso d’animo. Quando è arrivato davanti al più corpulento dei viaggiatori, gli ha detto a mezza bocca: “Sia gentile, mi faccia un favore”. Senza dare nell’occhio gli ha dato un distintivo che teneva in borsa e ha aggiunto: “Venga con me e dica di essere un poliziotto. Vedrà, andrà tutto bene”.
Dopodiché, controllore e neoassunto agente sono tornati dal viaggiatore portoghese e, in forza della nuova investitura, lo hanno esortato con decisione a scendere dal treno.
“In Italia le regole si rispettano!” ho sentito che gli dicevano.

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Radiobomba

“«Ma non ce l’ha già una radiosveglia? Non gliene abbiamo regalato una, qualche anno fa?»

«Sì?» dice Marjorie, in tono vago. «Forse piacerebbe a qualcuno dei ragazzi, allora».

«Quello di cui hanno bisogno è una sveglia collegata a una bomba, non a una radio»”

David Lodge, Ottimo lavoro, professore!

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Liberarsi dalla maestrina introiettata

A Tempo di Libri, fiera del libro di Milano inaugurata nel 2017, si è parlato tra l’altro di traduzione, e sull’argomento è intervenuta Yasmina Mélaouah, nota soprattutto per essere la traduttrice della saga di Benjamin Malaussène, scritta da Daniele Pennac.

La lingua della letteratura non è la lingua della tribù, ha spiegato Mélaouah: non è, cioè, la lingua mainstream, quella codificata dalle regole o quella affermata per via dell’uso maggioritario. Al contrario, la letteratura fruga negli angoli delle potenzialità espressive di una lingua, e così le espande, riuscendo nello stesso tempo a raccontare sempre le stesse storie che si raccontano fin dall’origine del mondo (amore, morte, separazione, esilio, ricongiungimento) in modi che presentano elementi di interesse sempre nuovi. Per questo, per non perdere quella ricerca di angoli inesplorati e di confini da dilatare, quando si traduce bisogna osare, liberandosi da remore dettate dal fatto che una espressione può non suonare conforme agli standard linguistici: liberandosi, insomma, dalla maestrina delle elementari che probabilmente avrebbe osservato pedantemente “Non si dice così!”.

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I never want to hide my Sardinian pride

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